L’accesso civico data-driven come strumento di partecipazione dei privati cittadini

L’accesso civico data-driven come strumento di partecipazione dei privati cittadini

Il tema della partecipazione dei privati all’esercizio delle funzioni amministrative costituisce il punto di partenza anche di questa ricerca, volendo individuarne specificamente gli strumenti di cui ogni comune cittadino è a disposizione.

Il tema, sul quale il prof. Christian Iaione ampiamente discute nelle sue lezioni in LUISS, è stato oggetto di studi [1] da vari punti di vista, dovuto al continuo mutamento [2] evolutivo della posizione dei cittadini, singoli e associati, non più meri destinatari dell’attività amministrativa ma – in un certo qual modo – parte di essa.

Ora, si può entrare nel vivo della questione, con l’intento precipuo di invitare e di incentivare qualsivoglia soggetto privato (nonché prima di tutto comune cittadino) ad accedere datadriven ai documenti amministrativi, esercitando il proprio diritto di accesso civico [3].

Nel caso di specie, viene analizzata la procedura di accesso all’attività amministrativa sui beni confiscati alle mafie, utilizzando il sito confiscatibene.it, che si avvale del servizio FOIApop [4].

FOIApop è una piattaforma online nata appositamente per la compilazione di richieste di accesso civico semplice o generalizzato, attraverso cui creare in pochi minuti il modulo in PDF da inviare alla Pubblica Amministrazione di interesse.

Ciò precisato, per prima cosa occorre che il cittadino interessato entri nella pagina “CHIEDI AI COMUNI”, nella parte interamente dedicata al portale dei cittadini.

Successivamente, apparirà una pagina in cui poter selezionare il Comune alla cui attività amministrativa si intende accedere. È sufficiente scegliere il Comune di interesse e creare la richiesta, esattamente come illustrato nella foto riportata.

Selezionato il Comune, che nel nostro esempio è Roma Capitale, si presenterà il modulo da compilare con i propri dati personali: cognome, nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo di residenza, CAP, e-mail.

La domanda specifica è già pre-compilata, per cui occorre semplicemente accettare i termini del servizio, in modo da declinare FOIApop da ogni responsabilità per eventuali danni derivanti dal non corretto utilizzo delle richieste di accesso civico generate. La ratio sottesa risiede certamente nella delicatezza degli argomenti trattati, in quanto documenti amministrativi sulla gestione di beni confiscati alle mafie.

Accettati i termini del servizio, il privato cittadino dovrà scegliere come autenticare la propria richiesta. Come opportunamente precisato sul sito, le alternative sono tre:

a) trasmissione analogica, ossia il documento PDF generato da FOIApop può essere stampato e firmato olograficamente, ma è necessario che venga allegata anche una fotocopia di un documento di riconoscimento valido; a tal punto, l’istanza (comprensiva di richiesta in modulo FOIApop e documento di riconoscimento) deve esser presentata al protocollo dell’amministrazione interessata dalla richiesta oppure trasmessa via posta e/o raccomandata.

b) trasmissione telematica, ossia il documento PDF generato da FOIApop può essere stampato e firmato olograficamente ma, diversamente dalla trasmissione analogica, in tal caso il documento firmato deve essere scansito e trasmesso (sempre con allegata una fotocopia di un documento di riconoscimento valido) all’amministrazione tramite FAX oppure dalla propria e-mail personale o PEC.

c) firma digitale, che consente di firmare telematicamente e direttamente l’istanza e poi di inviarla per e-mail o PEC all’amministrazione interessata dalla richiesta; in tal caso trattandosi di firma digitale, del tutto equiparata a quella grafometrica, non occorrerà allegare il documento di riconoscimento.

Seguiti attentamente questi passaggi, ogni privato cittadino avrà generato la propria richiesta di accesso civico, e sarà premura della Pubblica Amministrazione ricevente portare a conoscenza dell’istante i documenti amministrativi di cui abbia fatto richiesta.

Volendo riportare alcuni dati, forniti dalla mappatura dello stesso sito confiscatibene.it, nella Regione Lazio sono 593 i beni confiscati alle mafie, di cui 308 nella sola Città metropolitana di Roma Capitale, nella Regione Lombardia ben 1185, mentre la Regione Sicilia svetta in classifica con 6164 beni. L’immagine di cui sotto vuole mettere in luce la varietà di beni cui si fa riferimento, dimostrando al contempo i settori in cui le mafie si sono infiltrate e continuano ad infiltrarsi, dai terreni edificabili ai terreni agricoli, dagli alberghi ai ristoranti, dai magazzini alle unità ad uso abitativo.

L’accesso civico datadriven, di cui si è descritta la procedura, costituisce uno dei più agevoli strumenti di partecipazione concreta dei cittadini all’attività amministrativa. Tuttavia, occorre domandarsi come il cittadino, una volta effettuato l’accesso, possa prender parte ai procedimenti di gestione dei beni confiscati alle mafie.

Dunque, il presente articolo intende proseguire la ricerca iniziata di recente (cfr.https://labgov.city/thecommonspost/the-antimafia-confisca-and-the-urban-commons/), che ha voluto suggerire una prospettabile soluzione per il problema della “destinabilità” di quei beni urbani [5] che, dopo essere stati colpiti da confisca antimafia, sono in stato di abbandono e degrado. Il quesito messo in luce
nell’articolo precedente è se anche per i beni confiscati, che sono praticamente beni privati e quindi qualificabili come “beni comuni urbani”, possa applicarsi lo stesso procedimento previsto all’art. 190, codice dei contratti pubblici, per tutti gli altri beni e dunque se anche essi possano formare oggetto del c.d. partenariato sociale [6].

[1] Sul punto, MUZI L., in DI LASCIO F., GIGLIONI F., La rigenerazione di beni e spazi urbani. Contributi al diritto delle città, Il Mulino, Bologna, 2017.

[2] Al riguardo, CHITI E., La rigenerazione di spazi e beni pubblici: una nuova funzione amministrativa?, in DI LASCIO F., GIGLIONI F., La rigenerazione di beni e spazi urbani. Contributi al diritto delle città, Il Mulino, Bologna, 2017.

[3] Per maggiori informazioni sull’accesso civico, si veda anche https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Attivitadocumentazione/Trasparenza/AttiMateriaTrasparenza/AccessoCivico.

[4] Il FOIA- Freedom of Information Act, nel nostro ordinamento, è stato il frutto dei lavori di redazione per mano, tra gli altri, del Prof. B.G. Mattarella, capo dell’ufficio legislativo del Ministero della Funzione Pubblica; si veda anche http://www.foia.gov.it/pubblicato-rapporto-irpa-foia/.

[5] Si identificano – ai sensi dell’art. 2, comma 1 lett. a), del Regolamento del Comune di Bologna – nei «beni materiali, immateriali e digitali che i cittadini e l’Amministrazione, anche attraverso procedure partecipative e deliberative, riconoscono essere funzionali al benessere individuale e collettivo.»

[6] Per completezza, si era detto nel precedente articolo che ove l’ente territoriale intenda provvedere alla loro valorizzazione «mediante iniziative culturali di vario genere, interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di interesse generale», potrà indire un bando di gara per l’idea da attuare e successivamente stipulare il contratto di partenariato sociale.

Short summary in English

In this article, Carlo Pezzullo proposes to deepen the question of the finality of Mafia confiscated assets. Referring to the FOIApop online platform, he details the procedure which enables private citizens to access the mafia confiscated assets. The process is quite easy. Once agreeded with the terms and conditions the citizens will have to follow a series of simple administrative requests.

After providing a couple figures of these assets, i.e that according to the website confiscatibene.it, the Lazio region contains 593 mafia confiscated assets, with 308 in the sole city of Rome, the Lombardia region counts 1185 while the Sicilia region includes 6164 mafia confiscated assets, Carlo Pezzullo underlines that the multiplicity and diversity of the sectors corresponding to these assets (ranging from cultivable land, hotels and restaurants, to shops or houses), highlight the infiltration power of the mafia.

Yet, concerning the finality of these assets, one question still remains: Once one get access to the asset, how can one be integrated in the management process of the mafia confiscated assets.