Anche in estate nel Co-District succedono grandi cose!

Anche in estate nel Co-District succedono grandi cose!

La pausa estiva nel Co-District è stata vissuta in maniera differente. Sebbene, infatti, il lavoro di facilitazione e di incubazione condotto e supportato da LabGov ed ENEA si sia interrotto nei mesi estivi, per la Comunità per il Parco Pubblico di Centocelle sono stati mesi importanti durante i quali ha saputo dimostrare la propria capacità a proseguire autonomamente nel percorso intrapreso insieme. Al centro della fase estiva, è stato tuttavia organizzata una mid term review, una sessione di co-progettazione svoltasi volta a valutare lo stato di avanzamento delle riflessioni portate avanti singolarmente dai facilitatori. La ricerca di design dei processi di sperimentazione di un approccio alla smart city human-centered [1] ha infatti messo in luce, tra le caratteristiche
che il design del processo dovrebbe avere, l’inserimento all’interno di una progettazione strutturata di momenti e spazi per la ri lessione, la ri-considerazione e l’apprendimento[2]di quanto svolto fino a quel momento. La mid term review è stata posizionata all’interno della fase di riflessione a valle dell’intenso ciclo di laboratori come una ‘governance niche [3]’ che crea lo spazio e il tempo necessario perché un processo genuino di transizione possa verificarsi all’interno di una sperimentazione urbana sul campo.
Il gruppo di facilitatori si è riunito presso il Fusolab il 19 luglio 2018 insieme al team di esperti LabGov – ENEA per riprendere le fila del processo di incubazione che mira alla costituzione di una impresa di comunità in grado di generare e fornire servizi. Il lavoro svolto sino ad ora, infatti, ha fatto sì che la comunità avesse tutti gli strumenti e le competenze per poter essere capace di fare ciò. È stato quindi un momento di confronto e dialogo sui prossimi passi da intraprendere insieme e su quale direzione prendere: ad esempio, la cultura e l’economia circolare si sono confermati essere i possibili strands di lavoro della futura cooperativa di comunità, come già emerso nei precedenti laboratori di co-progettazione.

L’incontro si è aperto con la condivisione del piano di lavoro per i mesi successivi. A settembre 2018 è prevista la fine di questa prima fase del progetto Lab Centoc’è. La direzione del lavoro fatto fino ad ora sembra essere la creazione di una comunità abilitante e abilitata a tutti gli effetti. Ad oggi infatti sono stati forniti gli strumenti e le competenze per rendere la comunità in grado di generare dei servizi. Questo lavoro si inserisce all’interno di una roadmap la cui evoluzione ottimale culmina in una organizzazione di comunità che permette agli abitanti del Co-distretto di muoversi in maniera più strutturata ed autonoma nella realizzazione delle loro idee. I partecipanti all’incontro hanno a quel punto risposto e condiviso le loro impressioni sul percorso intrapreso e il punto di arrivo del gruppo. Fino a questo momento per alcuni partecipanti, il percorso è stata una bellissima
opportunità per la consapevolezza raggiunta e gli strumenti ricevuti. Tra gli aspetti percepiti negativamente, la progressiva riduzione dei partecipanti al laboratorio; la dispersione e disorganizzazione che a volte si percepiscono. Il basso numero di partecipanti che sono arrivati alla fine del percorso rappresenta un fattore da valutare concretamente. I ricercatori hanno reagito a questi commenti specificando che il processo è stato progettato non come un processo partecipativo ma come un processo di sperimentazione della co-governance. Di conseguenza è partecipativo nella sua apertura ma si tratta di un processo collaborativo dal punto di vista strutturale e mira a selezionare i partecipanti con motivazioni di medio e lungo periodo e disponibilità ad
impegnarsi nel progetto e valorizzare insieme al gruppo il proprio potenziale imprenditivo. La capacità numerica del gruppo è meno rilevante in questa fase di start up per verificare l’ipotesi di ricerca del progetto.Per questa ragione è stata sviluppata l’idea dell’impresa collaborativa come output della prossima evoluzione del progetto. L’impresa collaborativa si appoggia su un gruppo di persone che si dota di una mission basata su valori e impatti sociali (per esempio, la cura e il riuso del patrimonio culturale; il risparmio energetico e la produzione di energie provenienti da fonti alternative; il riuso dei rifiuti e il recupero di oggetti per creare circuiti di economia circolare e contribuire a ridurre l’impatto ambientale nell’area in cui si vive e all’efficienza nell’uso delle risorse materiali anche attraverso la generazione di economie di scala tra i partecipanti
all’impresa) ma che siano al contempo disposti ad assumersi il rischio connesso con una simile operazione (che nel caso delle imprese sociali, data la necessità di mantenere un bilanciamento tra scopi sociali e sostenibilità economica, è solitamente un rischio moderato [4] ). L’importanza che un’evoluzione dei processi di collaborazione civica verso una trasformazione in realtà imprenditive e autosostenibili emerge dai partecipanti. Chi ha un background caratterizzato da esperienze di cittadinanza attiva esprime la fatica e la pesantezza che il volontariato può comportare sia per la complessità organizzativa e per l’assenza di risorse, mentre chi ha già esperienze di impresa sociale o cooperazione segnala che una direzione di sostenibilità è il fattore che può
incrementare la voglia di continuare ad impegnarsi. Infine, un argomento emerso è stato anche quello delle competenze e professionalità presenti nel gruppo. Si potrebbe mettere a disposizione anche dei corsi di formazione in base alle competenze che il progetto richiederà.

Questa fase è, dunque, servita a far maturare e rendere più coesa la comunità e a dimostrare come, se poste le giuste condizioni e se muniti degli strumenti adatti, gli abitanti della città possono rivelarsi delle risorse e degli attori strategici per la risoluzione di situazioni problematiche o caratterizzate da profonde assenze. E, in questo framework, i beni comuni urbani confermano di essere non soltanto delle risorse, ma un vero e proprio processo da cui possono rigenerarsi o generarsi servizi.